Malato di COVID-19, il nostro uso di plastica mi ha disgustato

Luglio 2, 2021

Foto di EdinburghGreens

Marco Corona

Di Marco Corona
Animatore Laudato Si’, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (Italia)

Durante il mio recente ricovero, prima in ospedale e poi in una struttura per pazienti affetti da COVID-19, ho potuto toccare con mano il nostro uso eccessivo di plastica usa e getta.

Sono stato tentato di rimandare il contatto con alcuni  funzionari competenti e l’incontro con gli altri per lavorare per il cambiamento. Sicuramente questo avrebbe potuto aspettare.

Ma sono così felice di non averlo fatto perché stiamo già lavorando su come poter ridurre la quantità di plastica nella nostra comunità e prenderci meglio cura della nostra casa comune.

Oggi è la Giornata Internazionale senza Sacchetti di Plastica, e vi invito a unirvi a me in questo viaggio per liberare il nostro mondo dai rifiuti di plastica, una comunità alla volta.

Fin dal mio primo giorno di ricovero a causa del COVID-19, non ho potuto fare a meno di notare la grande quantità di plastica utilizzata, all’interno della quale c’è del cibo. Mi sono sentito davvero inquinato da quella triste vista, che ha ulteriormente compromesso la mia già poca voglia di mangiare a causa della malattia.

Questa sensazione, purtroppo, è andata avanti per una settimana, a colazione, pranzo e cena, moltiplicandosi per ogni paziente, studente o lavoratore.

Pensate a quanta spazzatura finisce nel mare, sulle spiagge e in ogni angolo dei nostri ambienti! Come ha scritto Papa Francesco nella Laudato Si’, “La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia” (LS 21).

Questo è ciò che ho vissuto io: mi trovavo in ospedale preoccupato e stanco, con l’attenzione  focalizzata sulla guarigione; quindi sopravvivevo, aspettando tempi migliori, ma ero deciso ad affrontare il problema insieme agli altri.

Dimesso e spedito in una struttura COVID-19, dove aspettavo di risultare negativo al test, con profonda delusione ho visto ripetersi le stesse cose. Ancora una volta, mi sono sentito inquinato e ho riconosciuto il mio danno come inquinatore della nostra casa comune che amo così tanto.

E pensare che questa è solo una piccola parte, se prendiamo in considerazione  tutti i dispositivi medici usa e getta, le mascherine, i contenitori di gel alcolico, ecc. Può essere opprimente, lo so, ma come persone di fede, sappiamo che le cose possono cambiare (LS 13), ed è nostra responsabilità agire.

Grazie a Dio, mi sono sentito sostenuto dalle preghiere e dai messaggi da parte dei miei amici dei Laudato Circoli Laudato Si’, e ho condiviso con gli altri Animatori Laudato Si’ la mia situazione da persona malata in pandemia prima, e poi da individuo alle prese con la incredibile quantità di plastica che domina la nostra quotidianità.

La plastica negli ospedali italiani

Da lì ho contattato prima la direzione della struttura e poi i responsabili delle cappellanie degli ospedali di Sassari.

Nel primo caso ho proposto una modifica, dicendo che ero disposto a sostenere i costi, a patto che i pasti venissero serviti in contenitori diversi biodegradabili.

E’ arrivata subito la gentile e celere risposta nella quale è stata condivisa la mia comprensione, ma anche l’impossibilità di poter soddisfare la mia richiesta in quanto tali  scelte vengono imposte dalle normative sanitarie.

Alle cappellanie, invece, ho scritto una mail proponendo un incontro nel quale, esprimendo il mio disagio, si potesse concordare un’azione comune che andasse nella direzione voluta dalla Laudato Si’, come membro del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima.

I presenti hanno condiviso con me il loro interesse ad agire e a trovare soluzioni al problema della plastica e ci incontreremo presto per comprendere meglio come poter collaborare.

Sono rimasto colpito da quanto è scaturito dalla mia piccola partecipazione, dalle proposte di agire insieme agli altri Circoli Laudato Si’ e di rimuovere le cause che portano a comportamenti distruttivi.

Ci auguriamo sinceramente di poter agire insieme per il cambiamento e, con altri gruppi, associazioni e istituzioni ecclesiali, trovare una nuova strada da percorrere.

Sono felice che Dio mi abbia aperto gli occhi durante il mio stesso cammino da persona malata e per il vostro aiuto, sia nella preghiera che nell’azione. Ora, con una maggiore consapevolezza, posso essere a completo servizio della nostra casa comune!