Vangelo della Domenica “in albis” (Gv 20, 19-3)

Aprile 10, 2021

Alla luce della Risurrezione, guardare in profondità le ingiustizie socio-ambientali

 

Poche settimane fa sono stati presentati gli Orientamenti pastorali sugli sfollati climatici, un importante contributo dato al mondo dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Il documento affronta i problemi di milioni di nostri fratelli, costretti ad abbandonare le loro terre inabitabili a causa della crisi climatica. Questo non è un argomento sconosciuto alla società; i media mostrano con regolarità il costante esodo di persone colpite da calamità naturali. Ma in questa, così come in altre questioni di giustizia sociale, non ci lasciamo sempre toccare e influenzare e, tanto meno, ci sentiamo mossi internamente ad agire. “L’effetto che queste storie hanno su di noi e il modo in cui rispondiamo, se distanti o nella nostra mente, dipende da noi”. Si tratta di “vedere o non vedere”, dice il Papa nel documento. 

Anche il Vangelo di questa seconda domenica di Pasqua ci mette di fronte a ciò che vediamo o non vediamo, ci spinge a credere o non credere, a lasciarci toccare dalla presenza viva del Risorto o rimanere chiusi nelle nostre paure e nell’egoismo. Si tratta di credere vedendo, ma non superficialmente, andando in fondo a ciò che osserviamo, finché non matura in noi una confessione o si genera una trasformazione dalle ferite del Risorto. Nel testo focalizziamo lo sguardo su Tommaso, il “discepolo incredulo”, che non era presente quando il Signore risorto è apparso ai discepoli nel cenacolo. Gli dissero di aver visto il Signore (cfr Gv 20, 19-31), ma per Tommaso la storia degli altri non era sufficiente. La sua risposta è stata coraggiosa e stimolante, ha voluto vedere le ferite in profondità e ancora di più, toccarle. Il Signore gli ha concesso entrambe le azioni, e in questo vedere e toccare ha riconosciuto il Maestro vivente che dava prova della sua misericordia.

Il Signore ha mostrato le sue ferite sia alla comunità che a Tommaso, si è rivelato; con questi segni ha manifestato la sua presenza dopo la risurrezione. Nel nostro tempo, il Signore continua a rivelarci la sua presenza, sia nello spezzare il pane eucaristico, sia nelle ferite nelle sue mani e nel costato trafitto, ora presenti nei nostri fratelli poveri e bisognosi. A questo si riferisce Papa Francesco quando dice ai giovani: “Se vogliamo davvero incontrare Cristo, è necessario che tocchiamo il suo corpo nel corpo ferito dei poveri, a conferma della comunione sacramentale ricevuta nell’Eucaristia.” Entrare nel mistero delle piaghe del Risorto scoperte nei bisognosi è penetrare nel mistero del suo amore misericordioso (cfr. Francesco). Misericordia nel mutuo movimento, sia nel riceverla che nel praticarla: “Chi vuole ottenere misericordia in cielo, deve praticarla in questo mondo” (San Cesareo di Arles). 

In questo giorno, in cui celebriamo la Domenica della Divina Misericordia, il Vangelo ci invita a imparare dall’incredulità del discepolo ad andare oltre il semplice ascolto, e ad osare toccare le ferite degli altri, in questo caso, quelle degli sfollati climatici. Ciò comporta, tra l’altro, uno sguardo approfondito alla crisi climatica e l’ipotesi che “il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta” (LS 48); ciò implica anche “rendere verdi” i nostri pensieri e le nostre azioni, iniziando con la conoscenza del problema. Il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima offre ampie informazioni e formazione sull’argomento. Possiamo noi, alla luce del Risorto, “confessare la nostra fede” e, toccando queste ferite, essere coinvolti nella lotta per “risolvere le drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo” (LS 13).

Autora: Gladys De la Cruz Castañón HCJC
Hermana Catequista de Jesús Crucificado.
Licenciada en Catequética y candidata al Doctorado en Catequética por la Universidad Pontificia Salesiana de Roma.
Forma parte de la Delegación Diocesana de Catequesis en Santiago de Compostela, España.
Voluntaria en el Movimiento Católico Mundial por el Clima.

Autora: Gladys De la Cruz Castañón HCJC
Hermana Catequista de Jesús Crucificado.
Licenciada en Catequética y candidata al Doctorado en Catequética por la Universidad Pontificia Salesiana de Roma.
Forma parte de la Delegación Diocesana de Catequesis en Santiago de Compostela, España.
Voluntaria en el Movimiento Católico Mundial por el Clima.