Vangelo: III Domenica di Pasqua. 18 aprile 2021

Aprile 17, 2021

La nuova vita del Risorto ci sfida nelle nostre modalità di consumo quotidiano.
Lc 24, 35-48

 

Leggiamo su worldbank.blogs che “solo nel 2020, il numero di persone che vivono in condizioni di estrema povertà è passato da 88 milioni a 115 milioni a causa della pandemia. Il cambiamento climatico potrebbe spingere verso la povertà fino a 132 milioni di persone in più entro il 2030 ”. In questo contesto di povertà globale nel bel mezzo della pandemia si spiega l’accento relativo che Papa Francesco ha posto sulla questione nella sua recente lettera inviata alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale. Afferma: «Come conseguenza della pandemia Covid-19, il nostro mondo è stato costretto ad affrontare una serie di crisi socio-economiche, ecologiche e politiche gravi e correlate … Siamo debitori alla natura stessa, così come alle persone e ai paesi colpiti dal degrado ecologico indotto dall’uomo e dalla perdita di biodiversità.” Il Papa conferma il problema unitario che viviamo; non si tratta di  due crisi separate, ma di un’unica crisi socio-ambientale. I cristiani non possono “guardare dall’altra parte” e ignorare le ferite dei nostri fratelli e della terra. Con questa consapevolezza, entriamo nel Vangelo di questa domenica e scopriamo le orme del Risorto.

Nella lettura della Parola, sia questa domenica che la precedente, il Signore invita i suoi discepoli a riconoscerlo: “Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.”(Lc 24, 36-40). Attraverso Luca vediamo che il Signore appare come  uomo, ma non come lo era prima della morte, motivo per cui i discepoli all’inizio non lo riconoscono. Si presenta come uomo in carne e ossa e, allo  stesso tempo, l’uomo Nuovo si presenta, con una vita nuova, ormai totalmente appartenente alla sfera del divino e dell’eterno (cfr. Benedetto XVI).

Per noi la nuova vita del Risorto, che abbiamo già vissuto dal nostro battesimo, ci dà speranza ed è pegno sicuro della nostra futura risurrezione. Ma, camminando in questo mondo, siamo chiamati a vivere dello spirito del Risorto, riconoscendolo veramente presente nell’Eucaristia e nei nostri fratelli più poveri e bisognosi. Gesù stesso si è identificato con loro nella sua vita terrena (cf. Mt 25,40). In questo senso “Guarda le mie mani e i miei piedi: sono io in persona” può essere tradotto come “guardami nei poveri, sono io in persona”. Per questo non ci sorprende che l’opzione preferenziale o l’amore per i poveri sia una forma speciale del primato della carità che tocca la nostra vita di cristiani come imitatori di Cristo (cf DC 385). E nel contesto attuale, nel grido dei poveri unito a quello della terra, si nasconde una chiamata che viene da Dio (cf DC 382) che non possiamo ignorare, anzi è da integrare come parte del discepolato cristiano.

Integrare nella nostra vita l’opzione cristiana per i poveri e per la terra ha conseguenze molto basilari, come assumere la virtù della povertà nella propria vita, con il corretto uso dei beni materiali (cf DC 388), e da qui rivedere il nostro cammino di consumo che va oltre ciò che possiamo pagare o acquistare, poiché, che ci piaccia o no, il nostro modo di consumare contribuisce nel bene e nel male al problema della povertà e del degrado ambientale. Per questo, potremmo iniziare a tirare le fila e chiederci: “ Gli abiti che indossiamo, il cibo che mangiamo, i prodotti per l’igiene personale e la pulizia della casa che usiamo, i prodotti tecnologici che utilizziamo, ecc. sono stati realizzati in condizioni di lavoro molto dure e insicure? La loro produzione ha comportato la devastazione di giungle o foreste e ha provocato lo sfollamento dei suoi abitanti? … La nuova vita del Risorto ci sfida nelle nostre modalità di consumo quotidiano. Se vogliamo, giorno per giorno, possiamo modificare le nostre abitudini e consumare in modo più responsabile; questo è ciò che definiamo ‘iniziare un percorso di conversione ecologica, partendo dai piccoli dettagli’. “Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo. Tali azioni diffondono un bene nella società che sempre produce  frutti al di là di quanto si possa constatare »(LS 212).

Autrice: Gladys De la Cruz Castañón HCJC
Sorella Catechista di Gesù Crocifisso.
Laureata in Catechetica e candidata al Dottorato in Catechetica presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma.
Fa parte della Delegazione Diocesana di Catechesi a Santiago de Compostela, in Spagna.
Volontaria nel Movimento Cattolico Mondiale per il Clima.

Autrice: Gladys De la Cruz Castañón HCJC
Sorella Catechista di Gesù Crocifisso. 
Laureata in Catechetica e candidata al Dottorato in Catechetica presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma.
Fa parte della Delegazione Diocesana di Catechesi a Santiago de Compostela, in Spagna.
Volontaria nel Movimento Cattolico Mondiale per il Clima.