Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Marzo 27, 2021

Fil 2,6-11 e Mc 14, 1-15,47

 

Qualche mese fa leggevo proposte non plausibili su come affrontare gli effetti della crisi climatica; in particolare, mi sono soffermata sulla proposta di alcuni economisti che affermavano che la fine delle api è un bene, perché ci costringerà all’impollinazione meccanica da un esercito di robot impollinatori, cosa che già accade in Cina ma con il lavoro umano, quello dei poveri. Un’altra proposta  era quella di produrre un’alga in grado di assorbire CO2 (G. Giraud). L’agenda nascosta di queste proposte, lo sappiamo bene, non è la conservazione della vita, ma l’impegno per la tecnoscienza alleata di un’economia basata su produzione e consumo illimitati (cfr. LS 34). Giocare ad essere Dio, con la pretesa di sostituire una bellezza insostituibile e irrecuperabile con un’altra da noi creata (cfr LS 34) è un modo perverso di voler soppiantare Dio con conseguenze disastrose per tutte le forme di vita che condividiamo su questo pianeta. 

Nel vangelo di questa domenica scopriremo due elementi contrastanti: Gesù viene acclamato al suo ingresso a Gerusalemme e, allo stesso tempo, vive il dramma della passione. Giovanni ci racconta che il segno di entrare in città in groppa a un asino non fu compreso dai suoi discepoli, perché “non arriva in una sontuosa carrozza reale, né a cavallo, come i grandi del mondo, ma su un asino preso in prestito” (Benedetto XVI). I discepoli capiranno questo segno messianico solo alla luce della crocifissione (Gv 12,12-16). Anche noi, come i discepoli, possiamo rimanere in quell’elemento bipolare del nostro credo: acclamare Gesù per la sua grandezza, ma non assumere il senso di questa esaltazione nella nostra sequela. La prima lettura (Fil 2,5-11) ci fornisce degli indizi per approfondirlo. Paolo ci invita ad avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, “il quale, essendo di condizione divina, non considerava desiderabile essere uguale a Dio. Al contrario, si è spogliato della sua grandezza, si è umiliato e si è fatto obbediente fino alla morte di croce (cfr Fil 2, 6-8). Secondo R. Guridi, Gesù non rinuncia alla sua uguaglianza con Dio, ma non la usa a proprio vantaggio o per trarne vantaggio. Gesù mostra con la sua vita che l’uguaglianza divina significa, in ultima analisi, il dono e l’abbandono di se stessi. In contrasto con la scelta di Gesù, nella Genesi, troviamo la tentazione di soppiantare Dio, che distrugge l’armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato (cfr LS 66). L’abbandono di Gesù rinnova e dona pienezza a tutto il creato perché Dio ne riconosce la dedizione e lo esalta facendolo Signore di tutta la creazione (cfr Fil 2, 9-11). 

Il messaggio dell’Eco-Vangelo per questa domenica vuole invitarci a guardare Gesù nella sua flessione e nell’arrendersi fino alla morte in croce, e da lì darci il nostro ruolo e metterci al nostro posto nel mondo. Siamo stati chiamati ad essere amministratori della Casa comune, ma questo non significa soppiantare il Creatore. Intervenire indiscriminatamente nel mondo creato è una tentazione a “voler essere come Dio”. La Laudato si’, ci dirà: “Non siamo Dio, la terra ci precede e ci è stata data” (LS 67). Alterare l’armonia esistente nel nostro mondo ci costerà un conto molto alto che, forse, non saremo mai in grado di pagare. Anche se dobbiamo assumere il nostro ruolo di amministratori nella Casa comune, non possiamo trarne vantaggio e distruggere ciò che ci è stato dato. Con la nostra intelligenza, saggezza e cuore dobbiamo donarci e servire il fiorire di tutte le forme di vita. Ciò presuppone essere liberi dentro, altrimenti è difficile vincere la voracità che rovina il mondo. La libertà interiore ci è data da Dio. Se lasciamo che Lui ci abiti, possiamo andare oltre il semplice “gestire”; contempleremo il nostro mondo con un atteggiamento riconoscente e loderemo il nostro Creatore che vive in mezzo a noi e in ciò che ci circonda (cfr LS 225).

Autrice: Gladys De la Cruz Castañón HCJC
Sorella Catechista di Gesù Crocifisso. 
Laureata in Catechetica e candidata al Dottorato in Catechetica presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma.
Fa parte della Delegazione Diocesana di Catechesi a Santiago de Compostela, in Spagna.
Volontaria nel Movimento Cattolico Mondiale per il Clima.

Autrice: Gladys De la Cruz Castañón HCJC
Sorella Catechista di Gesù Crocifisso.
Laureata in Catechetica e candidata al Dottorato in Catechetica presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma.
Fa parte della Delegazione Diocesana di Catechesi a Santiago de Compostela, in Spagna.
Volontaria nel Movimento Cattolico Mondiale per il Clima.